domenica 5 aprile 2015

La crescita di una cultura del ‘diritto alla comunicazione’

Sin dall’inizio della rivoluzione industriale sono nati movimenti per una democrazia di base, diretta alternativa sia all’organizzazione formale del capitalismo, sia ai modelli di sviluppo statalizzati del socialismo

Negli anni sono cresciuti movimenti come le cooperative, le organizzazioni dei contadini e degli operai, i movimenti giovanili, le comunità locali e tutta una serie di altri modelli, accompagnati dallo sviluppo di valori come la partecipazione, il dialogo, la leadership non autoritaria, la libera espressione personale. 

L’introduzione di questi modelli di organizzazione nei Paesi in via di sviluppo come alternativa all’idea di una modernizzazione basata su un tipo di organizzazione economica fortemente centralizzata e pianificata statalmente, ha portato alla nascita di un paradigma di sviluppo popolare che si è imposto come forma di resistenza ai governi repressivi e dittatoriali in America Latina, in Africa e in India. 

Figure carismatiche, come Paulo Freire in America Latina, il Mahatma Ghandi o Badal Sircar in India o ancora Julius Nyerere in Africa, sono divenuti i leader intellettuali di questi movimenti riuscendo a trasformarne la pratica in teorie dell’educazione, della comunicazione e dello sviluppo culturale. Da tutto questo è emersa una nuova cultura della comunicazione più dialogica e partecipativa.

Questi movimenti sarebbero rimasti un fenomeno dei Paesi del Sud del mondo o si sarebbero limitati a pochi gruppi alternativi se contemporaneamente non fosse entrata in crisi negli anni Sessanta, soprattutto tra i giovani, la concezione illuministica della modernizzazione.

La rivoluzione culturale condotta dai movimenti giovanili, da quelli per l’indipendenza regionale e per l’uguaglianza razziale e di genere, facendo propri molti dei simboli della comunicazione partecipativa e dialogica, sono riusciti a cambiare in maniera efficace la direzione della cultura mondiale.

I modelli lineari e razionali della comunicazione sono stati un po’ dovunque messi in discussione a favore di un modello di comunicazione dialogico, partecipativo e non autoritario. Questo è particolarmente evidente nel campo dell’educazione e delle organizzazioni religiose, nelle nuove forme di organizzazione industriale, nella famiglia e virtualmente in ogni istituzione culturale.

Il diritto alla comunicazione, e cioè il diritto alla libera espressione individuale, al dialogo e alla partecipazione, è così diventato parte essenziale dello sviluppo sociale e umano, anche se ciò ha sollevato una serie di questioni filosofiche oltre che politiche.

Autore: Robert WHITE
 

Nessun commento:

Posta un commento