Le Nazioni Unite hanno affidato all’Unesco il compito di monitorare lo stato di questi diritti nel mondo e di promuovere le condizioni perché essi vengano rispettati. I primi rapporti dell’Onu e dell’Unesco sulle condizioni dei media e della comunicazione nel mondo rivelavano l’esistenza di un grande squilibrio tra nuove e vecchie nazioni, tra paesi sviluppati e sottosviluppati.
Il fatto che in molti Paesi le classi rurali, come i poveri delle città – in pratica la maggior parte della popolazione mondiale – non dispongano di radio, Tv, giornali, telefono, Internet... va assunto come un chiaro indice della mancanza di strutture che consentono la partecipazione alla vita culturale, politica e democratica del paese. Anche i dati raccolti di recente dall’Unesco e le centinaia di studi condotti in questi anni continuano a confermare che la maggior parte della popolazione mondiale non è nelle condizioni di esercitare il proprio diritto alla comunicazione (Unesco 1999).
Tali studi hanno altresì rivelato che la mancanza di partecipazione alla comunicazione, sia a livello della comunità locale sia a livello nazionale, non è dovuta tanto alla mancanza di risorse, quanto all’incapacità di fare un uso efficiente di tali risorse. Infatti, in passato, in molti Paesi la classe urbana media godeva di un pieno accesso alla comunicazione e partecipava ampiamente a tutta una serie di organizzazioni culturali e sociali che davano loro voce politica.
Buona parte del budget nazionale per la comunicazione e le strutture private andavano a vantaggio di una ristretta cerchia di persone. In molte nazioni emergenti le nuove élite governative, abituate a far parte dei governi coloniali, si limitavano ad adottare le posizioni dei vecchi padroni coloniali e continuavano a mantenere una struttura sociale, economica e politica che ancora comunicava con ‘l’esterno’ della nazione, e cioè con i centri politici, economici e culturali del nord, piuttosto che con 'l’interno’, e cioè con la popolazione indigena.In molti casi le élite governative non erano semplicemente in grado, né avevano il tempo di riorganizzare la struttura governativa ed economica così da dare alle masse indigene l’opportunità di entrare nelle strutture comunicative della nazione. Insomma, la maggior parte delle nazioni non avevano predisposto politiche o piani di sviluppo delle condizioni necessarie a esercitare il diritto alla comunicazione.
In risposta all’esigenza di politiche nazionali della comunicazione, l’Unesco promuove allora, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, una serie di incontri con gli esperti locali di comunicazione e coinvolge gli studiosi e i ricercatori delle università nella formulazione di direttive politiche per lo sviluppo della comunicazione a livello continentale.
Tutto questo lavoro preliminare viene discusso nel corso di alcuni importanti incontri continentali tra i maggiori esperti mondiali di comunicazione nel tentativo di stabilire delle linee guida e delle priorità nelle politiche nazionali sulla comunicazione. In America Latina, la Conferenza Intergovernativa sulle politiche della comunicazione, promossa dall’Unesco, fu tenuta nel 1976; per l’Asia e l’Oceania nel 1979 a Kuala Lumpur, e per l’Africa a Abijan nel 1981.
Lo scopo di questi convegni internazionali era di fornire indicazioni di base nell’elaborazione di politiche destinate a portare nel mondo una maggiore equità nella comunicazione. Queste politiche, incoraggiate dall’Unesco e da altri organismi internazionali, hanno sollevato una serie di questioni fondamentali relative alle istituzioni economiche e politiche internazionali.
Autore: Robert WHITE
Nessun commento:
Posta un commento